Il tempo dei ribelli Giugno 17, 2026 – Posted in: Uncategorized
“Bill, vieni con me, ti mostrerò chi era tuo nonno”. Città del Messico, 1939, Bill Neebe, in compagnia di suo zio, osserva in silenzio il murale di Diego Rivera dove Karl Marx appare proteso verso una folla. In primo piano, otto personaggi, del tutto sconosciuti al giovane Bill.
Chicago, luglio 1877. A sei anni dalle barricate della Comune di Parigi, in una delle crisi economiche più devastanti degli Stati Uniti, viene proclamato lo sciopero dei ferrovieri, rinominato successivamente Great Railroad Strike, in risposta al taglio del 10 percento dei salari. Si propaga a macchia d’olio da Baltimora fino a Chicago coinvolgendo operai di altri settori tra cui quelli dei mattatoi (Union Stock Yards1). L’apice della protesta viene raggiunto nelle giornate del 25 e 26 luglio presso il viadotto di Halsted Street. La repressione dello Stato e della milizia privata degli industriali lascia più di trenta persone sul selciato e centinaia di feriti.
Chicago, 1 maggio 1886. La Central Labor Union2 indice una serie di mobilitazioni che bloccano tutta la città. Obiettivo, la giornata di otto ore per tutti i lavoratori. 3 maggio. Sciopero alle officine McCormick, la polizia spara uccidendo due persone e ferendone una cinquantina. 4 maggio 1886. Comizio a Haymarket Square. Ore 22, alla fine del comizio la polizia accerchia gli ultimi dimostranti. Ne seguono tumulti, esplode una bomba che uccide un poliziotto. La polizia spara e uccide sei colleghi e decine di lavoratori.
Sono passati 150 anni da quelle giornate di scioperi, proteste, tumulti e repressione che hanno segnato un cambiamento epocale nella storia del movimento operaio internazionale. Le cronache di queste vicende confluiscono nel libro di Martin Cennevitz Verrà il giorno. Le origini del primo maggio uscito nel 2025 in Francia e riproposto nella traduzione di Vincenzo Papa per Eleuthera. Cennevitz non nasconde il suo debito letterario e storiografico nei confronti di un’ampia storiografia del novecento. In particolare Howard Zinn, ultimo di una tradizione di storici dei movimenti popolari degli Stati Uniti che hanno contribuito a capovolgere i protagonisti delle vicende storiche. A People’s History of the United State rappresenta in merito un testo fondamentale. Scritto dal punto di vista dei vinti: i nativi americani, gli schiavi africani, le donne, i disertori e, naturalmente, la classe operaia e i movimenti radicali, lo scrittore dedica pagine memorabili alla Gilded Age e alla Chicago del 1886. Con una scrittura, appassionata e carnale, Zinn smonta la retorica del capitalismo americano come un cammino trionfale di progresso.
Descrive la fabbrica McCormick, le condizioni di lavoro disumane (12-14 ore al giorno in ambienti caldi e pericolosi) e l’enorme sproporzione di potere tra i grandi monopolisti e gli operai. Zinn mette in luce come l’unione tra il potere politico, la magistratura e la forza di polizia (incarnata da figure come il giudice Gary e l’ispettore Schaack) fosse una costante strutturale per schiacciare ogni tentativo di organizzazione sindacale. Non tratta i fatti di Haymarket Square come un semplice incidente isolato o un errore giudiziario, ma come il momento di massima tensione della guerra di classe americana dell’Ottocento. Il lavoro di Cennevitz non ha queste pretese, restringe il periodo di riferimento prevalentemente al biennio 1886-1887, alle vicende del processo nei confronti degli otto. Una delle fonti più auterevoli a riguardo è The Haymarket Tragedy, forse la più completa ricostruzione dei fatti in essere. Paul Avrich ha dedicato anni a rintracciare i discendenti degli otto imputati del processo del 1886, raccogliendo lettere, diari, fotografie e memorie private salvandole dall’oblio. In questo modo ha contribuito a demolire la propaganda dell’epoca, dimostrando l’assoluta infondatezza giuridica delle condanne, ma ha anche restituito lo spessore umano e politico ai militanti.Questo non deve tuttavia ingannare, “Verrà il giorno” non è puramente una ricostruzione giudiziaria, e neanche una microstoria che esuli da una sintesi più generale. Ne è la prova la struttura a “doppio binario” della vicenda narrativa. Attraverso questo meccanismo, le biografie, quelle di Parsons, Lingg, Spies, Neebe e di tutti gli altri (condannati a morte o al carcere non fa differenza nelle intenzioni dell’autore) vengono sottratte alla singolarità e dilatate nel tempo delle vicende storiche e politiche precedenti e successive agli eventi stessi in cui sono state coinvolte. Allora avremo l’ex soldato confederato che sposa l’ex schiava Lucy Parsons, diventando in seguito una delle voci più radicali del sindacalismo rivoluzionario americano. E poi il giovane e intransigente ventiduenne, radicalizzato dalle dure condizioni di vita, che preferirà farsi saltare la mascella in cella con un sigaro-bomba piuttosto che consegnarsi al boia dello Stato. E ancora la disperazione dell’immigrato tedesco che fuggiva dalla miseria europea per trovare nei macelli e nelle fabbriche di Chicago uno sfruttamento persino peggiore. Cennevitz riassume questa miscela dimostrando che la storia è fatta di carne, scelte e passioni individuali, ma che nessuna biografia può essere davvero compresa se la si isoli dalle correnti economiche e politiche che la circondano. I martiri di Chicago non hanno fatto la storia da soli: è stata la loro epoca a schiacciarli, e il modo in cui hanno reagito li ha trasformati in simboli. Ma arriviamo a quello che sembra essere il contributo più originale di Cennevitz. Un’impronta di ecologia politica lungo tutta la narrazione, ma esposta più nitidamente nel primo capitolo, “la città fenice”. Sappiamo che la fenice è il soprannome della Chicago della ricostruzione dopo l’incendio del 1871, per la velocità con cui è rinata dalle proprie ceneri. Cennevitz respinge la retorica celebrativa di questa rinascita, ricordando che le radici della città affondano in un precedente e brutale processo di espropriazione: la cacciata violenta dei nativi Potawatomi che abitavano quei territori ben prima che i Wasi’chu (gli uomini bianchi) si affacciassero sulle sponde sud-occidentali del lago Michigan. La nascita della metropoli si poggia, fin dal principio, su un atto di forza e di cancellazione umana e naturale. All’arretramento dei nativi corrisponde la scarsità delle risorse naturali, la cementificazione industriale, con i suoi scarti che avvelenano i fiumi Chicago e Calumet. Alla compartecipazione dei ritmi della natura subentra il caos e il rumore della metropoli. Non è certamente un caso che al posto della figura di Albert Parsons, l’unico nativo americano fra gli otto militanti sotto processo con cui si apre The Haymarket Tragedy, Cennevitz scelga Enkoodabaoo. Una figura altamente simbolica che si aggira come un’ombra silenziosa ai margini di una Chicago che cresce a ritmi mostruosi. Viene descritto come un uomo «incapace di resistere, ma incapace anche di partire». È il corpo vivo di una memoria cancellata, il custode di un ordine naturale e di un modo di vivere che il mito del progresso industriale della Gilded Age ha spazzato via senza guardarsi indietro. Un altro aspetto da sottolineare è il ruolo certamente non secondario delle figure femminili.
Lo stesso Cennevitz ricostruisce il dialogo fra Emma Goldman e Michael Schwab3, ormai moribondo su un letto di ospedale nel 1898, riconsegnando magistralmente al lettore le emozioni di una grande leader del movimento operaio attraverso la commozione e la meraviglia umana e intellettuale di una mente ancora giovane in un corpo ormai dissolto. Lucy Parsons, ex schiava, sposa di un ex soldato confederale, diventa il simbolo del riscatto della lotta degli afroamericani, e dell’incontro con la lotta operaia e abolizionista. Nina Van Zandt disvela l’ipocrisia della stampa borghese e diventerà la custode della memoria degli anarchici condannati.
«Non ho mai fatto nulla contro le leggi di questo paese, ho solo difeso le otto ore. Se per questo merito 15 anni, datemi la morte, preferisco essere appeso con i miei compagni piuttosto che marcire in cella».
Sono le parole di Oscar Neebe. Condannato a 15 anni di lavori forzati, verrà scagionato nel 1893 e saranno denunciate ufficialmente tutte le montature poliziesche. Insieme a lui sopravviveranno la memoria e le idee di tutti coloro che hanno lottato e lotteranno negli anni a seguire contro le ingiustuzie dell’uomo sull’uomo.
Verrà il giorno in cui il giovane Bill si entusiasmerà alla vista delle grandi manifestazioni dei lavoratori di Cittá del Messico, dei canti, delle parate, della sete di giustizia. Verrà il giorno in cui diventerà un artista e contribuirà a rendere viva la memoria di suo nonno, verrà il giorno in cui Bill e Enkoodabaoo rialzeranno quella voce mai del tutto soffocata.

1Nel maggio del 1886, mentre la Federation of Organized Trades and Labor Unions (FOTLU) lanciava l’ultimatum per le 8 ore, i mattatoi di Chicago insorsero in massa. Circa 25.000 lavoratori incrociarono le braccia, paralizzando l’impero dei baroni della carne come Philip Armour e Gustavus Swift.
2Central Labor Union (CLU) nacque a Chicago nel 1884, dalla scissione di altre federazioni sindacali più moderate. Furono il vero motore politico degli scioperi del 1 maggio 1886. In quello stesso anno raggiungono i 20 mila iscritti includendo 22 sindacati di mestiere fra cui carpentieri, metallurgici e tipografi. Fra i suoi punti fondamentali: sciopero generale e autodifesa operaia. L’organo di diffusione in lingua tedesca era l’Arbeiter Zeitung, che vedeva la collaborazione, fra gli altri, di oratori come Albert Parsons, August Spies, Michael Schwab e Samuel Fielden
3 Michael Schwab (1853–1898) è stato un sindacalista, giornalista e attivista anarchico di origine tedesca. Fu uno degli otto imputati nel celebre processo di Haymarket del 1886 e uno dei tre unici sopravvissuti (insieme a Samuel Fielden e Oscar Neebe).
Rilegatore di libri. Si avvicinò giovanissimo alle idee socialiste e nel 1872 entrò nel Partito Socialdemocratico dei Lavoratori tedesco. Per sfuggire alle persecuzioni politiche della Germania di Bismarck, nel 1879 emigrò negli Stati Uniti e si stabilì a Chicago.
A Chicago divenne rapidamente una figura centrale della forte comunità di immigrati tedeschi. Iniziò a collaborare con l’Arbeiter-Zeitung diventandone il condirettore insieme ad August Spies.
Schwab venne condannato a morte per impiccagione. Tuttavia, pochi giorni prima dell’esecuzione fissata per l’11 novembre 1887, Schwab e Samuel Fielden scrissero una lettera formale di richiesta di clemenza al governatore dell’Illinois Richard J. Oglesby. Il governatore commutò la pena di morte in ergastolo.
Il 26 giugno 1893 il nuovo governatore dell’Illinois John Peter Altgeld, firmò l’atto di assoluzione totale e incondizionata per Schwab, Fielden e Neebe. Schvab morì nel 1898 e fu sepolto nel Forest Home Cemetery, ai piedi del Haymarket Martyrs’ Monument
Michael Schwab (1853–1898) è stato un sindacalista, giornalista e attivista anarchico di origine tedesca. Fu uno degli otto imputati nel celebre processo di Haymarket del 1886 e uno dei tre unici sopravvissuti (insieme a Samuel Fielden e Oscar Neebe).
Rilegatore di libri. Si avvicinò giovanissimo alle idee socialiste e nel 1872 entrò nel Partito Socialdemocratico dei Lavoratori tedesco. Per sfuggire alle persecuzioni politiche della Germania di Bismarck, nel 1879 emigrò negli Stati Uniti e si stabilì a Chicago.
A Chicago divenne rapidamente una figura centrale della forte comunità di immigrati tedeschi. Iniziò a collaborare con l’Arbeiter-Zeitung diventandone il condirettore insieme ad August Spies.
Schwab venne condannato a morte per impiccagione. Tuttavia, pochi giorni prima dell’esecuzione fissata per l’11 novembre 1887, Schwab e Samuel Fielden scrissero una lettera formale di richiesta di clemenza al governatore dell’Illinois Richard J. Oglesby. Il governatore commutò la pena di morte in ergastolo.
Il 26 giugno 1893 il nuovo governatore dell’Illinois John Peter Altgeld, firmò l’atto di assoluzione totale e incondizionata per Schwab, Fielden e Neebe. Schvab morì nel 1898 e fu sepolto nel Forest Home Cemetery, ai piedi del Haymarket Martyrs’ Monument
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